Oggi qui ci sono 34 gradi. Mattinata in piscina per cercare di aiutare Chiara ad avere dimestichezza con l'acqua. Io naturalmente non mi adeguo, ma ci vado lo stesso perché ho paura che l'amica di Mark, che tra parentesi insegna nuoto e si è offerta di accompagnarci (tra l'altro non ci ha fatto neanche pagare), si incazzi all'idea che io possa preferire la lettura di un (buon) libro al cazzeggiamento in piscina. Effettivamente sarebbe così. Solo che non mi va che pensino a Mark come a un poverino che ha sposato una scassacazzi-killjoy. Immagino già che qualcuno lo pensi. Personalmente mi è totalmente indifferente quello che alcuni amici di Mark pensano di me. Ritengo che per loro sia altrettanto indifferente ciò che io penso di loro. Ha! Questo vale soprattutto per alcuni elementi di sesso femminile. Con i maschi, siamo alle solite, vado abbastanza d'accordo. Come per Chiara. Con i gay, poi, ogni volta è un crush. O quasi. Per quanto mi riguarda devo dire che ho perso molto carisma in questi ultimi dieci anni.
Devo dire che avrei preferito una piscina aperta stile quelle di Sindelfingen al supa-dupa facility nel cuore di Albert Park. Almeno mi sarei abbronzata un po' e avrei sentito meno l'odore del cloro. Dopo i primi venti minuti di ansia Chiara comincia a divertirsi un mondo, e Daddy è un ottimo istruttore. Io faccio qualche foto da mamma orgogliosa e osservo gli altri pargoli che rispetto a mia figlia sembrano degli anfibi. Sono particolarmente colpita da un minuscolo animaletto difficilmente oltre i diciotto mesi di vita, il quale sguazza tranquillamente nell'acqua senza alcun timore, e si sollazza con tutte le diavolerie presenti nella children's pool: ci sono grosse manopole, stile raffineria per intenderci, da girare in senso orario o antiorario e con le quali si azionano vari giochi d'acqua, con zampilli che fuoriescono da lunghi tubi forati, e un vigoroso "soffione" che provoca urla incontenibili di divertimento.
Naturalmente Chiara cade vittima del bully di turno, una ragazzetta con i goggles che la trascina nell'acqua mentre lei è in groppa a Daddy, tutta contenta. Ma quanto sono stronzi i bambini in Australia. Secondo me un po' di Valium a colazione non potrebbe che avere effetti positivi sul loro carattere "esuberante".
Trovo Melbourne molto affascinante. Con questo strano contrasto fra l'architettura anglosassone e la flora mediterranea. Se vai per le zone residenziali ti sembra per un momento di essere in qualsiasi parte dell'Inghilterra, ma è solo un momento: che ci fanno gli oleandri, le bignonie, le bouganvillee, i nespoli fra i bovindi e le staccionate?
E si ripropone l'eterno dilemma dell'ipotetico soggiorno in Australia. Quante chances avrebbe Mark di potere tornare qui a lavorare per un anno? Se si eccettua l'età, non sono poche. A me non dispiacerebbe. A me non dispiacerebbe comunque andare in qualche altra parte del mondo che non fosse Roma. Mi sento come a vent'anni, che non vedevo l'ora di cambiare aria, e poi dopo un po' mi stancavo e volevo tornare a casa, oppure partire verso un altro luogo sconosciuto. Sono sicura che dopo un anno anche Melbourne mi verrebbe a noia, e comincerei a sopportarla come sopporto Roma. In un certo senso Roma mi piace anche, anzi, è la più bella città che conosco -- non che ne conosca tantissime, e comunque cosa significa conoscerle? Da turista potrei anche dire di apprezzare una città come Palermo. Da residente, mi verrebbe l'orticaria. Ma la gente mi viene voglia di pestarla sotto i piedi.
Anyway, dato che mi trovo in questa parte del mondo avrò anche l'onere e l'onore di entrare nel 2005 prima degli Europei. La cosa non mi entusiasma più di tanto. Lots and lots and lots of New Year's Resolutions quest'anno. Ma tante tante. E tutte molto importanti. E altrettanto impossibili. Intanto saluto il Nuovo Anno con un conto corrente all'asciutto, due punti in meno sulla patente (me ne fotte assai) e una full-blown menopausa. Non c'è male. Ma ci sono anche un marito meraviglioso (pur con i suoi difettucci), una figlia diabolicamente fascinosa e una nutrita schiera di buoni amici. I'm happy this way.
Friday, December 31, 2004
Tuesday, December 28, 2004
Down Under Part 1
Ieri mattina sono stata svegliata dalla pioggia. Pioggia è un eufemismo; diciamo piuttosto una violenta scarica di acqua -- suppongo gelida quanto basta -- che è durata per un periodo non meglio quantificabile, essendo io in realtà in stato semicomatoso. Ebbene, siamo all'inizio dell'estate australiana, e qui fanno 16 gradi. Lo dico per tutti quelli che pensano che io me ne stia in riva al mare a prendere il sole. Certo sto molto meglio di chi ha scelto di andarsene alle Maldive.
Melbourne, con i dovuti termini di capovolgimento, si trova alla stessa latitudine di Trapani. Purtroppo però tra lei e il Polo non c'è un continente (a sua volta dotato di un mare interno, catene montuose, ecc. ecc.), bensì una distesa di mare piatto. Le conseguenze di questa particolare disposizione geografica possono essere disastrose. Come ha detto ieri Mark T, siamo vicini alla fine del mondo. Lì all'orizzonte, oltre Port Phillip, c'è l'Antartico, cazzo.
Quando qui soffia vento da sud non è lo scirocchino nordafricano, bensì una gelida massa che ti intorpidisce le membra. Mentre quando il vento comincia a soffiare da nord, cioè dall'interno desertico, i termometri salgono di 10-12 gradi nel giro di poche ore. Qui lo chiamano warming up. Una bella esperienza: esci alle dieci di mattina tutto contento per il teporino primaverile e a mezzogiorno hai la lingua di fuori perché ci sono 37 gradi.
L'unico vantaggio, per una come me che ha subito l'insulto delle torride e perenni estati palermitane, quando non hai scampo alla calura neanche di notte, è che qui il tempo è MOLTO mutevole. C'è il warming up, certo, ma massimo entro un paio di giorni hai il cool change: ed ecco che ti ritrovi in una situazione molto simile a quella attuale. Che dire? Tutto sommato la preferisco alla monotonia dell'estate dell'altro emisfero. Però se uno è metereopatico può anche rimanerci secco.
Le giornate passano tra un turbinio di amici di Mark, Simon e Mark T, con un ritorno ai vecchi tempi -- ah, il buon sano etilismo di una volta -- e scorpacciate di specialità culinarie, soprattutto asiatiche. Domani, per esempio, dim sum. Meraviglioso. L'altro ieri, giapponese. Chiara ha gradito moltissimo. Ha anche provato ad usare i chopsticks, con notevole successo. Stasera io e Mark rimaniamo a casa e ci facciamo un take away tailandese. Magari con l'aggiunta di qualche Cascade.
Due giorni fa siamo andati a un barbecue, o barbie, come dicono qui, perché qui si accorcia tutto, è un po' come con il tedesco in Svizzera o in Schwabien: il Natale è Chrissie (giuro), i regali non sono presents ma prezzies, e via di questo passo. Nice introduction to Aussie culture. Qui naturalmente per Natale si fa un barbecue, non si fanno né tortellini né lasagne. Salsiccie, bistecche, gamberoni, crayfish. E tanto, tanto alcool.
Melbourne, con i dovuti termini di capovolgimento, si trova alla stessa latitudine di Trapani. Purtroppo però tra lei e il Polo non c'è un continente (a sua volta dotato di un mare interno, catene montuose, ecc. ecc.), bensì una distesa di mare piatto. Le conseguenze di questa particolare disposizione geografica possono essere disastrose. Come ha detto ieri Mark T, siamo vicini alla fine del mondo. Lì all'orizzonte, oltre Port Phillip, c'è l'Antartico, cazzo.
Quando qui soffia vento da sud non è lo scirocchino nordafricano, bensì una gelida massa che ti intorpidisce le membra. Mentre quando il vento comincia a soffiare da nord, cioè dall'interno desertico, i termometri salgono di 10-12 gradi nel giro di poche ore. Qui lo chiamano warming up. Una bella esperienza: esci alle dieci di mattina tutto contento per il teporino primaverile e a mezzogiorno hai la lingua di fuori perché ci sono 37 gradi.
L'unico vantaggio, per una come me che ha subito l'insulto delle torride e perenni estati palermitane, quando non hai scampo alla calura neanche di notte, è che qui il tempo è MOLTO mutevole. C'è il warming up, certo, ma massimo entro un paio di giorni hai il cool change: ed ecco che ti ritrovi in una situazione molto simile a quella attuale. Che dire? Tutto sommato la preferisco alla monotonia dell'estate dell'altro emisfero. Però se uno è metereopatico può anche rimanerci secco.
Le giornate passano tra un turbinio di amici di Mark, Simon e Mark T, con un ritorno ai vecchi tempi -- ah, il buon sano etilismo di una volta -- e scorpacciate di specialità culinarie, soprattutto asiatiche. Domani, per esempio, dim sum. Meraviglioso. L'altro ieri, giapponese. Chiara ha gradito moltissimo. Ha anche provato ad usare i chopsticks, con notevole successo. Stasera io e Mark rimaniamo a casa e ci facciamo un take away tailandese. Magari con l'aggiunta di qualche Cascade.
Due giorni fa siamo andati a un barbecue, o barbie, come dicono qui, perché qui si accorcia tutto, è un po' come con il tedesco in Svizzera o in Schwabien: il Natale è Chrissie (giuro), i regali non sono presents ma prezzies, e via di questo passo. Nice introduction to Aussie culture. Qui naturalmente per Natale si fa un barbecue, non si fanno né tortellini né lasagne. Salsiccie, bistecche, gamberoni, crayfish. E tanto, tanto alcool.
Friday, December 24, 2004
Facendo finta che le paturnie per il bagaglio irrimediabilmente perso mi siano finite, spendo un po' del mio preziosissimo tempo di relax per fare un po' il punto della situazione.
Qui sono le undici di sera e abbiamo appena finito di impacchettare quattro regalucci per i parenti -- nonché per i parenti dei parenti che, secondo un saggio detto della mia terra, "ammia 'un mi vennu nenti". Però siccome domani sono lì a rompere i coglioni con noi, gli si deve pure dare un gettoncino di presenza.
Accanto all'alberuccio di Natale ho messo il regalone per Chiara, che tra parentesi continua a fare qualche confusione e a chiamare l'albero di Natale "Babbo Natale" oppure "Kismastaim". E' il primo anno che manifesta qualche entusiasmo per la ricorrenza e mi fa molta tenerezza. A differenza dell'anno scorso la preparazione dell'albero l'ha vista partecipe e consapevole (fino a un certo punto), affascinata dagli ori e dagli argenti e dagli scintillii vari. Immagino che l'anno prossimo sarà ancora più coinvolta. E che soprattutto non potremo andare con lei a comprarle i regali...
Domani arrivano Simon e Mark T, da New York e da Londra rispettivamente (minchia rincoglionimento) e la grande famiglia G sarà riunita, immagino per una delle ultime volte. Sono molto contenta per Mark perché per lui è una cosa importante. Ieri l'incontro con sua madre è stato molto commovente. Per quanto l'Alzheimer galoppi lei l'ha riconosciuto, e anche oggi, non appena l'ha visto, ha sorriso (mentre due secondi prima, vedendo me e Chiara, non aveva dato segni di vita). Muovendomi nella sua casa, con tutti quei pizzini applicati qui e là per ricordarsi le cose, nella sua scrittura appena un po' tremolante, fra le sue fotografie, mi sento un po' come se sia già morta e noi stiamo lì fra le sue cose che sanno di vecchio e di passato. Non so che impressione mi faranno quando sarà veramente morta e magari mi ritroverò ancora in questa casa. Avere l'Alzheimer è molto come morire. Ho visto svanire il suo senno nei quattro anni che l'ho conosciuta. Non avrò mai di lei l'idea di una persona "normale", e mi dispiace tanto. Da quanto mi sembra e da quanto so non deve mai essere stata una persona duci ri mussu, facile da prendere, easy to please. Chissà. Però Mark la ama molto e ieri, mentre davanti a me camminavano abbracciati, pensavo a quanto sarebbe bello avere ancora la mia, di madre, quanto meno per sapere se anch'io mi succhiavo le dita come Chiara.
Qui sono le undici di sera e abbiamo appena finito di impacchettare quattro regalucci per i parenti -- nonché per i parenti dei parenti che, secondo un saggio detto della mia terra, "ammia 'un mi vennu nenti". Però siccome domani sono lì a rompere i coglioni con noi, gli si deve pure dare un gettoncino di presenza.
Accanto all'alberuccio di Natale ho messo il regalone per Chiara, che tra parentesi continua a fare qualche confusione e a chiamare l'albero di Natale "Babbo Natale" oppure "Kismastaim". E' il primo anno che manifesta qualche entusiasmo per la ricorrenza e mi fa molta tenerezza. A differenza dell'anno scorso la preparazione dell'albero l'ha vista partecipe e consapevole (fino a un certo punto), affascinata dagli ori e dagli argenti e dagli scintillii vari. Immagino che l'anno prossimo sarà ancora più coinvolta. E che soprattutto non potremo andare con lei a comprarle i regali...
Domani arrivano Simon e Mark T, da New York e da Londra rispettivamente (minchia rincoglionimento) e la grande famiglia G sarà riunita, immagino per una delle ultime volte. Sono molto contenta per Mark perché per lui è una cosa importante. Ieri l'incontro con sua madre è stato molto commovente. Per quanto l'Alzheimer galoppi lei l'ha riconosciuto, e anche oggi, non appena l'ha visto, ha sorriso (mentre due secondi prima, vedendo me e Chiara, non aveva dato segni di vita). Muovendomi nella sua casa, con tutti quei pizzini applicati qui e là per ricordarsi le cose, nella sua scrittura appena un po' tremolante, fra le sue fotografie, mi sento un po' come se sia già morta e noi stiamo lì fra le sue cose che sanno di vecchio e di passato. Non so che impressione mi faranno quando sarà veramente morta e magari mi ritroverò ancora in questa casa. Avere l'Alzheimer è molto come morire. Ho visto svanire il suo senno nei quattro anni che l'ho conosciuta. Non avrò mai di lei l'idea di una persona "normale", e mi dispiace tanto. Da quanto mi sembra e da quanto so non deve mai essere stata una persona duci ri mussu, facile da prendere, easy to please. Chissà. Però Mark la ama molto e ieri, mentre davanti a me camminavano abbracciati, pensavo a quanto sarebbe bello avere ancora la mia, di madre, quanto meno per sapere se anch'io mi succhiavo le dita come Chiara.
Monday, December 20, 2004
Merda merda merda
Eccomi a Melbourne.
Lo stress va gradatamente scemando ma è successo qualcosa che mi farà stare in una malcelata situazione di rabbia per chissà quanto tempo. Questo perché avrei dovuto rilassarmi.
Arrivando finalmente a destinazione alle 2.30 di notte ora locale, dopo oltre 3o ore di viaggio di cui 24 in aereo, tre scali, non so quanti security checks, una bambina in stato isterico, un paio d'ore di sonno - merdoso - sul groppone, il nostro stato di rincoglionimento è tale che ci dimentichiamo una valigia sul taxi. C'erano dentro alcuni miei gioielli, i libri di Chiara, i nostri regali di Natale.
E addio ti dissi. Alla faccia della "cultura diversa" di cui parla Mark, il bastardo di tassista non ha fatto un cazzo per farcela riavere. Il bastardo non si può rintracciare. Ci vedete, in quelle condizioni, ricordare il numero di un taxi o leggere il nome del bastardo sul tesserino sul cruscotto di un van e quindi distante da noi e/o stampato a caratteri microscopici quel tanto che basta per rendercelo indecifrabile? Hanno detto che ci sono 1700 taxi di quella compagnia a Melbourne. Ma quanti con quel tipo di van e quanti in night duty la notte di venerdì 17 dicembre?
Compagnia dei taxi, polizia...niente da fare. L'ho presa proprio male.
Non è giusto cominciare un viaggio così, cazzo. Perdi qualsiasi fiducia nel genere umano.
Lo stress va gradatamente scemando ma è successo qualcosa che mi farà stare in una malcelata situazione di rabbia per chissà quanto tempo. Questo perché avrei dovuto rilassarmi.
Arrivando finalmente a destinazione alle 2.30 di notte ora locale, dopo oltre 3o ore di viaggio di cui 24 in aereo, tre scali, non so quanti security checks, una bambina in stato isterico, un paio d'ore di sonno - merdoso - sul groppone, il nostro stato di rincoglionimento è tale che ci dimentichiamo una valigia sul taxi. C'erano dentro alcuni miei gioielli, i libri di Chiara, i nostri regali di Natale.
E addio ti dissi. Alla faccia della "cultura diversa" di cui parla Mark, il bastardo di tassista non ha fatto un cazzo per farcela riavere. Il bastardo non si può rintracciare. Ci vedete, in quelle condizioni, ricordare il numero di un taxi o leggere il nome del bastardo sul tesserino sul cruscotto di un van e quindi distante da noi e/o stampato a caratteri microscopici quel tanto che basta per rendercelo indecifrabile? Hanno detto che ci sono 1700 taxi di quella compagnia a Melbourne. Ma quanti con quel tipo di van e quanti in night duty la notte di venerdì 17 dicembre?
Compagnia dei taxi, polizia...niente da fare. L'ho presa proprio male.
Non è giusto cominciare un viaggio così, cazzo. Perdi qualsiasi fiducia nel genere umano.
Monday, December 13, 2004
Di fronte al gran casino che mi trovo davanti mi chiedo: ma forse che una parte non troppo inconscia di me stessa non abbia voglia alcuna di partire?
Oh, yeah!
Non ho ancora fatto la valigia. No, magari diciamo che non l'ho finita. Oddio, magari specifichiamo che se vado avanti così finirò alle due di notte.
Aiutooooooooooo!
Oh, yeah!
Non ho ancora fatto la valigia. No, magari diciamo che non l'ho finita. Oddio, magari specifichiamo che se vado avanti così finirò alle due di notte.
Aiutooooooooooo!
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