Ora, non vorrei trasformare questo nel più ipocondriaco blog al mondo, ma sta di fatto che la sottoscritta si sente proprio una merda. A Londra, puttana eva, ho resistito solo fino alla mattina del 25 per poi sprofondare in uno di quei raffreddori apocalittici, slowly but surely (surely? mica tanto, sembrava che avessi la malaria piuttosto). Con letargia talpigna che mi ha fatto andare a letto per due sere di seguito alle nove - convinta che mi sarei alzata di lì a poco, invece sono andata avanti per tutta la nottata. Beh, almeno ho recuperato un po' di sonno arretrato. Nel frattempo nevicava e faceva un freddo becco.
Adesso, dopo circa settantasei ore di pimpanza, mi risento tutta aches & pains, aspetto solo che il caldo dell'Australia mi curi, ma se non mi riprendo sono da spitale.
Il mio apparato gastrointestinale accetta ormai solo un bicchiere uno di vino e non ammette deroghe né mescolanze alcoliche varie. La vecchiaia, suppongo.
Ammettiamolo, siamo barbogi. Siamo lì a commentare le future scelte universitarie di una pimpante diciassettenne diplomata a pieni voti, e io cerco di ricordarmi come reagivo alle stesse cose (un classico era: ma sembri molto più giovane...e in commissione quei quattro invidiosi mi presero in giro perché dovevo fare gli esami delle medie)
Boh.
Wednesday, January 04, 2006
Thursday, December 22, 2005
Micio bello e bamboccione (con De Andrè in sottofondo)
Dubbio: ma l'accento in andrè sarà acuto o grave?
Sono viva. Rincoglionita sì, ma viva.
Adesso mi accingo a dilapidare un altro pezzetto dei soldoni così dolorosamente faticosamente trionfalmente (vedi qui, almeno finché non lo cambiano) guadagnati.
Poi, tra quarantott'ore, sono in terra d'Albione. Bacerò il britannico suolo per la contentezza. Inspirerò l'aria umida. Sentirò l'amato idioma. Ah!
Con la speranza di bloggare presto.
L.
anzi, T.
Sono viva. Rincoglionita sì, ma viva.
Adesso mi accingo a dilapidare un altro pezzetto dei soldoni così dolorosamente faticosamente trionfalmente (vedi qui, almeno finché non lo cambiano) guadagnati.
Poi, tra quarantott'ore, sono in terra d'Albione. Bacerò il britannico suolo per la contentezza. Inspirerò l'aria umida. Sentirò l'amato idioma. Ah!
Con la speranza di bloggare presto.
L.
anzi, T.
Tuesday, November 15, 2005
Ci sono
Solo che troppe cose per la testa.
In questo periodo uso solo la parola "cosa", oltre a qualche deittico tuttofare.
Non so se valga la pena illustrare approfonditamente le caratteristiche del mio attacco afasico.
Dura da diversi giorni e comincia a preoccuparmi.
Per fortuna che le dita sulla tastiera le muovo ancora con una qualche scioltezza.
In questo periodo uso solo la parola "cosa", oltre a qualche deittico tuttofare.
Non so se valga la pena illustrare approfonditamente le caratteristiche del mio attacco afasico.
Dura da diversi giorni e comincia a preoccuparmi.
Per fortuna che le dita sulla tastiera le muovo ancora con una qualche scioltezza.
Monday, August 08, 2005
Per come sono fatta io, la nostalgia è il mio pane quotidiano. Oddio, adesso esagero (come sempre). Diciamo non quotidiano, ma qualcosa in cui crogiolarmi senza ritegno ogni volta che se ne offre l'occasione.
Devo dire però che quella di Prato non è propriamente nostalgia. Mentre sgobbo davanti al computer (ecco, il caro elettrodomestico è in piena crisi di identità, dato che ora vi accedo sotto innumerevoli epiteti per evitargli inutili seccature - ma creandone a me, naturalmente, - in questo momento la sua CPU rumoreggia un non so checcazzo, dato che non ci sto mettendo assolutamente mano, perché sono davanti a quello di Mark) e come al solito mi isolo dal mondo, al momento di rientrare alla base mi sembra ancora di averci davanti la finestra, e invece non è così. E alcune volte, affogata come sono in questa casetta che straripa di roba, mi sembra di sentirmi attorno lo spazio della casa di Prato.
Mi dispiace essere andata via. Al parco sento queste nenie romanesche e mi viene la nausea. Credevo che avrei sofferto di più, ma il fatto di essere a Roma in agosto aiuta un po' a riabituarsi alla grande città a gradi, senza essere sparati nel caos metropolitano più insopportabile dopo due anni di placida provincia. Ci sono questi sprazzi di pensieri nascosti, di sensazioni sottili. L'idea che più vado avanti più mi mancherà. Eppure non era bella e non era attraente. Ma si faceva accettare e ti accettava e io ormai ne facevo parte.
Diventerà così anche per Roma?
Devo dire però che quella di Prato non è propriamente nostalgia. Mentre sgobbo davanti al computer (ecco, il caro elettrodomestico è in piena crisi di identità, dato che ora vi accedo sotto innumerevoli epiteti per evitargli inutili seccature - ma creandone a me, naturalmente, - in questo momento la sua CPU rumoreggia un non so checcazzo, dato che non ci sto mettendo assolutamente mano, perché sono davanti a quello di Mark) e come al solito mi isolo dal mondo, al momento di rientrare alla base mi sembra ancora di averci davanti la finestra, e invece non è così. E alcune volte, affogata come sono in questa casetta che straripa di roba, mi sembra di sentirmi attorno lo spazio della casa di Prato.
Mi dispiace essere andata via. Al parco sento queste nenie romanesche e mi viene la nausea. Credevo che avrei sofferto di più, ma il fatto di essere a Roma in agosto aiuta un po' a riabituarsi alla grande città a gradi, senza essere sparati nel caos metropolitano più insopportabile dopo due anni di placida provincia. Ci sono questi sprazzi di pensieri nascosti, di sensazioni sottili. L'idea che più vado avanti più mi mancherà. Eppure non era bella e non era attraente. Ma si faceva accettare e ti accettava e io ormai ne facevo parte.
Diventerà così anche per Roma?
Wednesday, August 03, 2005
Meno male che un po' il caldo è passato.
Dopo aver sborsato la fenomenale (per me porella) cifra di seddecendooddanda euri mi ritrovo con l'infante piedi piedi e una gran voglia di scrollarmela dalle palle. Perché, ben s'intende, per tutto ero/sono nata tranne che per fa' la mammina. E dire che la mia fecondità (tempi che furono) rischiò di diventare quasi proverbiale: tre rapporti non protetti nella vita = due gravidanze. Viva.
Credo che ci sia quasi una legge del contrappasso, in questo. Sono contornata da gente poco fertile, che farebbe carte false per avere dei fantolini da accudire (con le leggi che corrono poi c'è poco da stare allegri). Che la prima cosa che mi dice al telefono è: come sta Chiara? Che riesce a fare ingurgitare a mia figlia - la più inappetente carogna con cui abbia mai avuto a che fare (fatta eccezione per me stessa, forse, ihihihihih) - un'intera fetta di carne con scherzi e frizzi e lazzi vari da sfiancare qualunque essere (più o meno) umano.
E non può avere figli.
Io invece non ho pazienza. Né interesse.
Mi auguro solo (e lo auguro a mia figlia) di non procurare troppi danni.
Dopo aver sborsato la fenomenale (per me porella) cifra di seddecendooddanda euri mi ritrovo con l'infante piedi piedi e una gran voglia di scrollarmela dalle palle. Perché, ben s'intende, per tutto ero/sono nata tranne che per fa' la mammina. E dire che la mia fecondità (tempi che furono) rischiò di diventare quasi proverbiale: tre rapporti non protetti nella vita = due gravidanze. Viva.
Credo che ci sia quasi una legge del contrappasso, in questo. Sono contornata da gente poco fertile, che farebbe carte false per avere dei fantolini da accudire (con le leggi che corrono poi c'è poco da stare allegri). Che la prima cosa che mi dice al telefono è: come sta Chiara? Che riesce a fare ingurgitare a mia figlia - la più inappetente carogna con cui abbia mai avuto a che fare (fatta eccezione per me stessa, forse, ihihihihih) - un'intera fetta di carne con scherzi e frizzi e lazzi vari da sfiancare qualunque essere (più o meno) umano.
E non può avere figli.
Io invece non ho pazienza. Né interesse.
Mi auguro solo (e lo auguro a mia figlia) di non procurare troppi danni.
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